Biker Mice from Mars - Konami per Super Nintendo - 1994
Non so perché, ma ogni volta che ripenso a Biker Mice from Mars mi torna addosso l’odore di umido della cantina del mio migliore amico. Era una stanza piccola, due metri per due, con un televisore enorme a tubo catodico che sputava luce e calore come un motore accartocciato. C’era sempre un po’ di disordine, scatole, fili, poster strappati, ma a noi sembrava un tempio. Seduti per terra, il Super Nintendo acceso, e il mondo fuori che poteva pure aspettare.
Io sceglievo sempre Turbo. Aveva quel look da eroe sfrontato che a dodici anni ti fa sentire invincibile. Il mio amico invece prendeva Pistone, e lì partiva la sfida. Non importava chi vinceva, perché tanto la musica di quel gioco – quella miscela di chitarre sintetiche e batteria elettronica – ti faceva vibrare dentro come un concerto in un bar troppo piccolo. Ancora oggi potrei canticchiarla.
Era un gioco strano per l’epoca: un racing con visuale isometrica, dove le curve erano tradimenti e le armi servivano più del freno. Ogni pista era una rissa su ruote. Si sparava, ci si buttava addosso, si raccoglievano bonus e soldi da spendere nel garage per migliorare la moto. E poi, il colpo di genio o di follia: il bonus Snickers. Una barretta di cioccolato vera e propria, sponsorizzata da Mars o Nestlé – non ricordo più – che ti dava un turbo extra. Già allora mi sembrava un’idea assurda, ma aveva senso in quel mondo tutto rumoroso, colorato, saturo di energia.
Quando ci stancavamo, infilavamo un’altra cartuccia. Mega Man X, ad esempio. Lì di solito giocava lui e io guardavo, commentando come un telecronista esaltato. Ogni salto, ogni boss, era un dramma epico. E poi c’era Best of the Best: Championship Karate, che credo nessuno al mondo abbia mai capito come si giocasse davvero. Ore a pigiare tasti a caso e ridere come scemi quando i nostri lottatori facevano mosse senza senso.
Erano pomeriggi che duravano un battito. E forse è per questo che Biker Mice from Mars è rimasto così impresso: perché non era solo un gioco, ma un frammento di noi. La sigla del cartone che risuonava nella testa, le risate, il tubo catodico che scaldava la stanza e faceva vibrare i colori.
Oggi, se penso alle moto da corsa, mi fanno venire il mal di testa. Preferisco le custom, lente, rumorose nel modo giusto, come chi sa dove sta andando e non ha fretta di arrivarci. Ma Biker Mice from Mars… quello è diverso. È rimasto lì, parcheggiato nella memoria, con il motore acceso e la colonna sonora che ancora gira.